In questo articolo vi spiego come si sviluppano la stragrande maggioranza di disturbi e malattie. Tenetevi forte perché ribalta totalmente la prospettiva classica di cosa è una patologia. Se presento un un tema così importante è perchè sono certa della validità di ciò che divulgo. Gli studi, le ricerche e le evidenze quotidiane nel mio lavoro e su me stessa sono una importante testimonianza della veridicità e solidità di ciò che diffondo.
La Psiche influenza il cervello che influenza il corpo
Cos’è la Psiche?
Il termine deriva dal greco antico che significa Soffio vitale, Anima. La Psiche è tutto ciò che riguarda il campo delle esperienze interiori, come noi viviamo noi stessi e il Mondo. Psiche sono le emozioni, i sentimenti, l’immaginazione, i sogni, i concetti, i prototipi, i ricordi, i traumi e altro ancora.
E’ supportata da un elaboratore centrale che processa le informazioni dal mondo dei sensi, le filtra, le ordina, interpreta, memorizza, in parte secondo dei meccanismi innati e in parte secondo esperienze e influenze quotidiane. La mente.

La Psiche e la Mente sono elementi scomodi alla scienza, non hanno forma, non sono misurabili, quantificabili, perciò non vengono considerati nella valutazione di un affezione. Ma esistono e hanno un ruolo imponente, cruciale. Skinner chiamava la mente la ‘scatola nera’ quando studiava il condizionamento operante nei ratti.
Il Cervello
E’ l’organo principe del sistema nervoso, posto nel cranio. Coordina tutte le funzioni corporee, è composto da miliardi di neuroni e da un tessuto che li sostiene e li nutre chiamato glia. E’ diviso in due emisferi, due lati speculari che sono adibiti a funzioni differenti: la parte sinistra si occupa principalmente del linguaggio, della logica, quella destra dei suoni non verbali , delle abilità visuo-spaziali , dell’intuizione, dell’attenzione spaziale.
Per comprendere bene il collegamento tra cervello e Psiche mi avvalgo di un modello di suddivisione dell’encefalo utile in questo senso: il cervello tripartito di Paul D. MacLean.
Secondo Mc. Lean il nostro cervello è sviluppato in tre grandi livelli, ognuno con funzioni specifiche:

- Cervello arcaico o rettiliano: E’ la parte più antica dal punto di vista evolutivo, responsabile delle funzioni di sopravvivenza di base e dei comportamenti automatici e istintivi. Una sorta di pilota automatico del nostro organismo: lavora costantemente, senza che ce ne rendiamo conto, per mantenerci in vita. E’ composto da:
- tronco encefalico – collega il cervello al midollo spinale e regola funzioni vitali automatiche come respiro, battito cardiaco, pressione sanguigna. Gestisce riflessi fondamentali (deglutizione, tosse, vomito).
- gangli della base – coinvolti nel controllo del movimento e degli schemi comportamentali ripetitivi. Permettono l’esecuzione di abitudini, routine e automatismi (pedalare, guidare l’auto). Supportano comportamenti legati alla difesa, alla territorialità e alla riproduzione.
- cervelletto – si occupa di coordinare, raffinare e rendere fluidi i movimenti, ma anche di sostenere l’equilibrio, il ritmo e modulare alcuni processi cognitivi (attenzione linguaggio) ed emotivi.
- Cervello limbico: Un insieme di strutture che si trovano in profondità nel cervello, come un anello interno che avvolge il tronco encefalico che collega emozioni, corpo e pensiero.
Le principali strutture che lo compongono sono:- Amigdala– una piccola struttura a forma di mandorla. Funziona come un sistema di allarme: valuta se una situazione è sicura o minacciosa, spesso prima che ce ne rendiamo conto.
- Ippocampo – ha una forma ricurva, simile a un cavalluccio marino. Fondamentale per la memoria e per l’orientamento nel tempo e nello spazio. Collega le emozioni ai ricordi, aiutandoci a ricordare quando, dove e come è avvenuta un’esperienza significativa.
- Ipotalamo – Regola funzioni vitali come fame, sete, temperatura, sonno e risposta allo stress. Coordina la produzione di ormoni, influenzando il sistema endocrino e quello nervoso autonomo.
- Talamo – Agisce come una stazione di smistamento. Riceve molte informazioni sensoriali e le indirizza alle aree appropriate del cervello (limbiche o della corteccia che elabora in modo cosciente le informazioni).
Contribuisce alla rapidità delle risposte emotive.
Queste strutture collaborano continuamente:
L’amigdala rileva l’importanza emotiva di uno stimolo.
L’ippocampo fornisce il contesto e la memoria.
L’ipotalamo attiva le risposte corporee (battito, tensione, ormoni).
Il tutto avviene spesso in pochi millisecondi, prima dell’intervento della parte razionale del cervello.
- Neocorteccia: Lo strato esterno del cervello costituita dagli emisferi cerebrali a loro volta suddivisi per aree funzionali . Formata da una sottile ma vasta lamina di tessuto nervoso molto ripiegata (le tipiche circonvoluzioni).
Ci permette di:- Pensare in modo logico e astratto
- Riflettere prima di agire
- Calcolare
- Dare un significato simbolico alle esperienze
- Imparare, comunicare e creare
- Modulare le emozioni e i comportamenti istintivi
- Percepire noi stessi (autocoscienza)
- È più lenta rispetto alle strutture profonde, ma molto più flessibile e raffinata.
Il meccanismo di sviluppo della ‘malattia’
La malattia non nasce casualmente, ma rappresenta una risposta biologica di adattamento dell’organismo a un’esperienza vissuta come particolarmente intensa, una situazione che mette in pericolo la sopravvivenza dell’animale che c’è in noi.

Le fasi:
- La persona attraversa una situazione che percepisce come:
- inaspettata
- improvvisa
- difficile da gestire
- vissuta in solitudine o senza risorse
Non conta tanto l’evento in sé, ma come viene percepito interiormente!!
2. Il sistema limbico riconosce che l’esperienza minaccia un bisogno primario, legato alla sopravvivenza. Parte un meccanismo di difesa automatico, legato alla nostra parte animale, per far fronte al problema.
3. Si attiva una zona specifica del cervello collegata al vissuto.
4. Quella zona del cervello colpita attiva la risposta in un organo preciso in un punto preciso.
A questo livello non c’è scelta consapevole, non c’è volontà. Il corpo cerca di risolvere ciò che la persona sta vivendo emotivamente e che inconsciamente percepisce pericoloso per la vita.
Quali tipi di situazioni la nostra parte “animale” percepisce come minacciose per la sopravvivenza?
Quando parliamo di parte animale, ci riferiamo alle parti più antiche del nostro cervello (rettiliano e limbico), che non ragionano in modo logico o morale, ma funzionano secondo una domanda semplice: “Questa situazione mette a rischio i miei bisogni fondamentali?”
Vi sono 5 principali classificazioni a seconda del vissuto di pericolo :
- Vissuto di carenza di nutrimento (conflitto del boccone lo definisce R.G Hamer), cioè qualsiasi elemento che va afferrato per vivere, che va incorporato. Negli animali aria, acqua, cibo, informazioni essenziali per orientarsi. L’uomo può accusare un vissuto di carenza di nutrimento in seguito all’impossibilità di alimentarsi o il più delle volte traspone il boccone alla propria realtà, che è molto più complessa. Oltre al cibo vero e proprio c’è il cibo simbolico: denaro, lavoro, una promozione, situazione sociale, un contratto…
Così come per sopravvivere dobbiamo afferrare il boccone, reale o simbolico, così ciò che del boccone non possiamo assimilare va espulso, eliminato, scartato. A quest’altra necessità biologica di eliminare si associa il vissuto di difficoltà/impossibilità di eliminare un boccone, reale o simbolico (una situazione di cui siamo stanchi, un obbligo, qualsiasi cosa di cui ci vogliamo disfare).
Le zone del cervello che sono chiamate in causa sono collocate nella parte del cervello rettiliano, il tronco encefalico.
Esso controlla buona parte dell’ apparato digerente ed è lì dove si manifesterà fisicamente la soluzione biologica al vissuto, che noi chiamiamo malattia. - La minaccia di attacco e la protezione passiva o anatomica.
Avviene un vissuto di attacco all’integrità quando un animale viene ferito fisicamente. Per l’uomo può essere sotto attacco anche l’integrità interiore (a causa di un’offesa, comportamento verbalmente aggressivo, urla etc…).
I punti del cervello chiamati in causa si trovano nel cervelletto, che fa parte delle zone antiche dell’encefalo.
Gli organi coinvolti sono il derma (parte profonda della pelle) o le membrane che ricoprono gli organi interni, come pleure, pericardio, peritoneo. Questo dipende dalla zona dove viene percepito ‘l’attacco’. - L’azione e il suo impedimento.
Negli animali l’azione è fondamentale per la sopravvivenza (cacciare, riprodursi, alimentarsi, migrare…). Nell’uomo l’elenco delle azioni è infinitamente più complesso e arriva sino al più piccolo gesto. Ciò che impedisce all’essere umano di agire possono essere impedimenti fisici o più spesso psichici come la convinzione di non potercela fare, di non valere, la paura del giudizio, del fallimento. Tutti vissuti di impotenza legati all’ immagine svalutata di sé stessi che impedisce di muoversi nella direzione di un obiettivo importante.
Le zone cerebrali interessate sono collocate tra il cervello antico e quello più recente. E’ la Sostanza bianca, che integra connessioni tra le zone arcaiche e la corteccia.
Gli organi colpiti in cui si riversa il sentito sono quelli dell’apparato locomotore, che ci fa muovere, agire (scheletro, articolazioni, muscoli, tendini). - Il territorio, lo spazio di cui abbiamo bisogno per vivere.
Per l’animale il territorio è un area vitale necessaria per la ricerca di cibo, per la riproduzione, per definire il proprio status nel gruppo. La difende demarcandola e combattendo. Anche nell’essere umano il territorio è un’ area, non solo fisica. L’uomo necessita di spazio dove vivere, sentirsi padrone, libero, riconosciuto… Il territorio dell’uomo si è evoluto in due direzioni: una sfera privata (casa, famiglia, oggetti) e una socio professionale (lavoro, azienda…).
I vissuti legati al territorio possono essere molti e vi è differenza tra maschio e femmina (vedi: https://share.google/YLSUUMOtBQ8bnveF0)
Vissuti:
– minaccia di territorio
– perdita di territorio
– Invasione di territorio
– marcamento del territorio
Le aree cerebrali dei vissuti legati al territorio sono collocate nella neocorteccia in particolare in una struttura chiamata insula. La localizzazione precisa precisa dipende dalla sfumatura del vissuto ( tra quelle elencate appena sopra).
Gli organi colpiti dipendono a loro volta dal tipo di vissuto territoriale (per approfondire: https://share.google/PELYgedJGnylhsgjB). - Il tema della protezione, appartenenza, contatto
Per l’animale il contatto è estremamente, crucialmente importante nelle primissime fasi della vita ed anche in quella adulta anche se in maniera minore. Tramite il contatto il cucciolo si rinforza, prende sicurezza, comunica, apprende a divenire autonomo e adulto. Ha contatti con la madre prima, con i fratelli poi, con il padre e, da adulto, con i membri del proprio gruppo.
Nell’umano il campo si allarga: il contatto è fisico in senso stretto solo in alcune situazioni, ma la maggior parte delle volte si tratta di un contatto di comunicazione, di relazioni umane, anche intellettuale, per cui una persona si sente “in contiguità” con un’altra persona anche se tra loro non c’è alcuna vicinanza fisica. Qualora quel contatto venga interrotto, le manifestazioni psico-fisiche sono essere le stesse.
Le zone del cervello colpite sono quelle della neocorteccia, per esattezza nella corteccia sensitiva.
Cosa avviene esattamente nel corpo
Attivazione-risoluzione-riparazione
In condizioni di equilibrio, l’organismo vive in uno stato di alternanza armonica tra attivazione e riposo. Quando si verifica un vissuto destabilizzante tra quelli appena elencati, la triade psiche-cervello-corpo entra in una fase di forte attivazione caratterizzata da stress, freddo alle estremità, pensiero fisso e adattamento biologico attivo. Il cervello e il corpo iniziano a mostrare segni dell’attivazione.
Se e quando il conflitto viene risolto, la mente si rilassa, prova sollievo compaiono stanchezza, spossatezza, infiammazione, possibile febbre e muco, bisogno di riposo. Il cervello e corpo passano alla fase di riparazione manifestando sintomi evidenti. Nel cervello appaiono edemi nelle zone colpite. Negli organi avvengono modificazioni rilevabili.
Questo andamento è rappresentato come una curva a due fasi: una fase attiva e una fase di guarigione.

I tessuti degli organi non si modficano tutti allo stesso modo, questo dipende:
1 dalla funzione del tessuto
2 dalla fase in cui si trova la persona (attivazione o riparazione)
Tre i possibili scenari:
1. Proliferazione in fase conflittuale e smantellamento in fase di guarigione
Alcuni tessuti reagiscono al conflitto aumentando di volume durante la fase attiva (proliferazione cellulare, la medicina lo chiama tumore)
Perché accade?
Questi tessuti hanno la funzione biologica di fare di più per aiutare l’organismo a sopravvivere.
Esempi di tessuti coinvolti:
La maggior parte delle mucose dell’apparato digestivo (tessuto aumenta per assimilare meglio), il derma (proliferazione per proteggere), gli alveoli polmonari (più cellule per più ossigeno), ghiandole del seno (dare più nutrimento), altre ghiandole.
Cosa succede quando il conflitto si risolve?
Una volta che il pericolo è passato, quell’aumento non serve più.
Il corpo smantella l’eccesso di tessuto, spesso attraverso processi infiammatori o l’intervento di batteri specifici. I batteri (tanto demonizzati) contribuiscono allo smantellamento.
2. Sfaldamento in fase conflittuale e riparazione nella fase di guarigione
Altri tessuti reagiscono al conflitto perdendo sostanza, assottigliandosi o ulcerandosi durante la fase attiva.
Perché accade?
Qui la strategia biologica non è “fare di più”, ma fare meno, fare più velocemente o lasciare passare meglio.
Alcuni esempi: ossa e midollo osseo (la struttura è percepita come “non abbastanza valida” per sostenere il ruolo richiesto e viene alleggerita), epidermide (ridurre la sensibilità alla separazione), la parte superiore dello stomaco (far spazio al boccone), ghiandole linfatiche (l’assottigliamento serve a rendere il passaggio dei fluidi più rapido), bronchi (l’assottigliamento della mucosa bronchiale aiuta a far passare più aria).
Cosa succede quando il conflitto si risolve?
Il tessuto viene ricostruito e rinforzato divenendo più grosso, spesso con gonfiore, dolore, arrossamento o infiammazione (la medicina lo chiama tumore)
3. Blocco funzionale in fase conflittuale e ripristino della funzione in fase si riparazione
In alcuni casi il corpo non modifica il tessuto, ma riduce o blocca temporaneamente una funzione.
Perché accade?
Quando una funzione non è utile o diviene un ostacolo alla sopravvivenza, il corpo la mette “in pausa”.
È una strategia di risparmio o di protezione.
Esempi: Riguarda soprattutto i tessuti che svolgono un’ attività nervosa. (es: sclerosi multipla) e alcune ghiandole (pancreas, tiroide…)
Cosa succede dopo la risoluzione del conflitto?
La funzione viene gradualmente ripristinata, spesso con sensazioni di affaticamento e peggioramento momentaneo dei sintomi, ipersensibilità temporanea.
In sintesi
Ciò che comunemente definiamo “malattia” non è un malfunzionamento né un errore del corpo, ma l’espressione di un processo biologico intelligente di adattamento. Di fronte a un evento vissuto come improvviso, stressante e senza soluzione immediata, l’organismo attiva automaticamente un programma di risposta finalizzato alla sopravvivenza. Il corpo non agisce contro di noi, ma per noi, cercando la strategia più efficace possibile in quel preciso momento.
I sintomi non sono il nemico da combattere, ma segnali dotati di senso, che dicono come la persona ha vissuto interiormente una determinata esperienza. Ogni tessuto coinvolto, ogni fase del processo e ogni manifestazione fisica rispondono a una logica precisa, coordinata dal cervello in stretta relazione con la psiche.
Comprendere il senso dei sintomi permette di cambiare radicalmente lo sguardo sul nostro corpo: da qualcosa che “si ammala” a qualcosa che comunica e si adatta. Questo cambio di prospettiva apre nuove possibilità di consapevolezza. Porta ad interrogarci non solo su che cosa sta accadendo nel corpo, ma su come e perché stiamo vivendo una determinata situazione. Questo ci aiuta ad affrontare la malattia con meno paura.
Il rimedio: Il lavoro su di sè
In una visione completa dell’essere umano, l’approccio ai vari disturbi parte dall’ascolto e dalla cura della persona nella sua totalità, riconoscendo che Corpo, Psiche e Coscienza sono aspetti di un unico sistema in continua relazione e che è necessario lavorare su ognuno per ripristinare ottenere mantenere la salute.
- Sul piano fisico e fisiologico, è fondamentale sostenere il corpo con un’alimentazione equilibrata, semplice, vitale e il più possibile naturale, una masticazione lenta per ottenere il massimo dal cibo e creare meno tossine possibili (che sono prodotte da masticazione veloce e pasti complessi). Necessario (soprattutto per le condizioni odierne di inquinamento ambientale ai massimi livelli) favorire i processi di detossinazione, sempre attraverso cibo e integratori per pulire fegato e intestino da scorie : usate ciclicamente il digiuno come modalità di detossinazione efficace (vedi “Il Potere del Digiuno: Salute, Guarigione, Rigenerazione) tisane depurative, cibi chelanti.
Rispettare i ritmi di riposo, esporsi spesso alla luce solare (senza creme) e passare tempo all’aria aperta in zone con molta vegetazione.
Questo significa creare le condizioni ideali perché l’organismo possa affrontare e supportare eventuali fasi di attivazione e soprattutto di riparazione (tutti noi passiamo attraverso dei vissuti di cui sopra). - Un’attenzione particolare va riservata alla salute dell’intestino, che non solo influisce direttamente sul benessere fisico, ma contribuisce anche all’equilibrio emotivo: un intestino in buona salute è associato a maggiore stabilità dell’umore, mentre un intestino sovraccarico o infiammato può favorire stati di irritabilità, nervosismo, rabbia o tristezza. Esso è profondamente connesso al sistema immunitario, che gioca un ruolo fondamentale nella modulazione dei processi riparativi dell’organismo, compreso l’intervento dei batteri nelle fasi di guarigione dei tessuti.
- Parallelamente, se è la mente inferiore, ovvero quella legata agli istinti, che ci fa somatizzare allora sulla mente dobbiamo lavorare. Non c’è scorciatoia. L’essere umano è orientato a sviluppare progressivamente le funzioni della Mente Superiore che promuove presenza, intuizione, scelta sentita, andando oltre una risposta esclusivamente istintiva e automatica guidata dalle emozioni basiche. Ma non è automatico. Questo processo è lungo (per noi) e passa attraverso il dolore. Attraverso un lavoro personale di modulazione emotiva, auto-osservazione e la coltivazione di qualità interiori come gratitudine e gioia, diventa possibile vivere le prove che la Vita ci presenta con maggiore serenità e fiducia riducendo l’intensità dei vissuti interiori o addirittura annullandoli, trasformando vissuti potenzialmente dolorosi in opportunità e libertà. Provare per credere.
Bibliografia e Link utili
Comprendi la tua malattia con le scoperte del dottor Hamer, Michel Henrard
Metamedicina 2.0, Claudia Rainville
www.attivazionibiologiche.it
Libri utili per lavoro personale:
Il potere di adesso, Ekhart Tolle
Risveglio, Salvatore Brizzi
Ipnosi Alchemica, Laura Costantino
